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Il profilo del Docente di Sostegno
Allegato A - Articolo 2. Profilo del docente specializzato 


Il docente specializzato per il sostegno è assegnato alla classe in cui è iscritto un alunno con disabilità; egli assume la contitolarità della sezione e della classe in cui opera, partecipa alla programmazione educativa e didattica e alla elaborazione e verifica delle attività di competenza dei consigli di interclasse, dei consigli di classe e dei collegi dei docenti ai sensi dell'articolo 13, comma 6 della legge 5 febbraio 1992 n. 104.

Il docente specializzato si occupa delle attività educativo-didattiche attraverso le attività di sostegno alla classe al fine di favorire e promuovere il processo di integrazione degli alunni con disabilità. Offre la sua professionalità e competenza per apportare all'interno della classe un significativo contributo a supporto della collegiale azione educativo-didattica, secondo principi di corresponsabilità e di collegialità.

Il docente specializzato per il sostegno deve perciò possedere:

  • competenze teoriche e pratiche nel campo della pedagogia speciale;
  • competenze teoriche e pratiche nel campo della didattica speciale;
  • conoscenze psico-pedagogiche sulle tipologie delle disabilità;
  • competenze nell'ambito della pedagogia della relazione d'aiuto;
  • conoscenze e competenze sulle modalità di interazione e di relazione educativa con gli alunni della classe promuovendo relazioni pro-sociali fra gli stessi e fra questi e la comunità scolastica;
  • competenze educative delle dinamiche familiari e delle modalità di coinvolgimento e cooperazione con le famiglie;
  • approfondite conoscenze di natura teorica e operativa per l'approccio interdisciplinare allo studio dell'interazione corpo-mente, della psicomotricità, del comportamento e dell'apprendimento dell'essere umano;
  • approfondite conoscenze di natura teorica e operativa in relazione ai processi di comunicazione;
  • familiarità e competenza con prassi e metodologie simulative, osservative e sperimentali nell'ambito dell'educazione e della didattica speciale;
  • capacità di analizzare e comprendere i processi cognitivi a livello individuale e collettivo, in condizioni di disabilità e non;
  • competenze per co-ideare, co-monitorare e co-condurre progetti innovativi finalizzati a promuovere il processo di integrazione all'interno del contesto classe;
  • competenze didattiche speciali in ambito scientifico, umanistico e antropologico;
  • competenze didattiche negli approcci metacognitivi e cooperativi;
  • competenze didattiche speciali per le disabilità sensoriali e intellettive;
  • competenze psico-educativo per l'intervento nei disturbi relazionali e comportamentali;
  • competenze pedagogico-didattiche nella gestione integrata del gruppo classe;
  • competenze per monitorare e valutare gli interventi educativi e formativi;
  • conoscenze in ambito giuridico-normativo sull'integrazione scolastica e sui diritti umani;
  • competenze didattiche con le T.I.C.;
  • competenze di comunicazione e collaborazione con i colleghi e gli operatori dei servizi sociali e sanitari;
  • competenze pedagogico-didattiche per realizzare le forme più efficaci ed efficienti di individualizzazione e personalizzazione dei percorsi formativi;
  • competenza pedagogica nello sviluppo del PEI per il Progetto di Vita;
  • competenze didattiche finalizzate allo sviluppo delle abilità comunicative e linguistiche;
  • competenze di osservazione e valutazione dei vari aspetti del funzionamento umano secondo l'approccio ICF dell'OMS.

Il concetto di  Bisogni Educativi Speciali (BES) si basa su una visione globale della persona con riferimento al modello ICF della classificazione internazionale del funzionamento, disabilità e salute (International Classification of Functioning, disability and health) fondata sul profilo di funzionamento e sull’analisi del contesto, come definito  dall’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS, 2002) .

I BES
sono le necessità di tutti quelli alunni che presentano delle particolarità che impediscono il loro normale apprendimento e richiedono interventi individualizzati.
Nello specifico, si tratta di alunni con disabilità o con qualche menomazione e che, per tanto, hanno bisogno di competenze e risorse migliori, più efficaci ed speciali.
In ogni caso, avere Bisogni Educativi Speciali
non significa per forza avere una disabilità fisica o psicologica, ma anche semplicemente essere in una situazione particolarmente difficile. Per tanto, è doveroso e responsabile rispondere in modo serio e adeguato a questo problema che presentano alunni in tutte le scuole italiane.

La normativa vigente in materia di Bisogni Educativi Speciali
, è regolata dalla direttiva sui BES del 27 dicembre 2012.
Secondo il documento, rientrano nella più ampia definizione di BES
tre grandi sotto-categorie:

  • quella della disabilità;

  • quella dei disturbi specifici di apprendimento e/o disturbi evolutivi specifici

  • quella dello svantaggio socio-economico, linguistico e/o culturale.

Bisogna sottolineare che molti di questi disturbi, soprattutto quelli appartenenti alle due ultime sottocategorie, possono non hanno una diagnosi e non possono venire certificate ai sensi della legge 104/92. Per tanto, non hanno diritto alle provvidenze né alle misure previste dalla stessa legge che includono l’insegnante di sostegno.
E quindi necessaria una speciale attenzione da parte dei docenti in quanto sono loro i responsabili di capire le situazioni di Bisogno Educativo Speciale
, nelle loro aule, e di studiare il modo migliore di affrontarle.

Gli alunni con Bisogni Educativi Speciali
hanno bisogno di un percorso personalizzato  ed individuale che serva come strumento di lavoro tanto per i docenti come per i genitori. I docenti, per disegnare questi percorsi per gli studenti con Bisogni Educativi Speciali,possono avvalersi degli strumenti compensativi e delle misure dispensative previste dalle disposizioni attuative della Legge 170/2010 (DM 5669/2011), meglio descritte nelle allegate Linee guida.
La direttiva ministeriale avverte inoltre sull’importanza di non lasciare indietro nessuno nell’affrontare l’insegnamento dei bambini conBisogni Educativi Speciali
. Si tratta quindi di una didatti inclusiva più che di una didattica speciale.
I docenti hanno a disposizione diversi corsi di formazione per affrontare al meglio le situazioni di BES
nelle loro classi. Ad esempio, dall’anno scolastico 2011/2012 sono stati attivati 35 corsi/master in “Didattica e psicopedagogia dei disturbi specifici di apprendimento” in tutto il territorio nazionale. Inoltre, da quest’anno è prevista la costituzione di una rete delle facoltà/dipartimenti di scienze della formazione per migliorare l’offerta formativa in materia di Bisogni Educativi Speciali e disabilità.

Subito dopo la divulgazione della Direttiva sui BES del 27 Dicembre 2012, erano state sollevate da più parti perplessità interpretative su alcuni
passaggi della stessa.


La C.M. n° 8 del 6/3/2013
firmata dal Capodipartimento del MIUR, la Dirigente Generale Lucrezia Stellacci, fuga quelle perplessità ed offre alle scuole uno strumento operativo di notevole importanza, completando il quadro di allargamento della normativa sull’inclusione scolastica iniziatosi negli anni ’70 del secolo scorso, ampliatosi con la L. n° 170/10 e completato con la Direttiva del 27 Dicembre 2012, che però deve essere letta necessariamente alla luce della presente Circolare.

La Circolare, infatti, pone in evidenza la necessità di un progetto educativo didattico che deve essere predisposto per tutti gli alunni con bisogni educativi speciali anche quelli che hanno uno svantaggio culturale,  personale o sociale.
In particolare, la Circolare chiarisce che, pur in assenza di diagnosi o certificazione clinica, può essere predisposto un progetto educativo didattico personalizzato per gli alunni con Bes, tra i quali, oltre a quelli con disabilità e con Dsa, sono compresi anche gli studenti con disturbi evolutivi specifici e che hanno uno svantaggio culturale, sociale o linguistico.
La circolare ministeriale dà facoltà ai consigli di classe di decidere, ma suggerisce anche di motivare e mettere a verbale le misure adottate, per evitare possibili contenziosi. Estende poi i compiti del "Gruppo di Lavoro per l’Inclusione" (GLI) alle problematiche relative a tutti i "bisogni educativi speciali". I suoi componenti non sono soltanto insegnanti per il sostegno o assistenti alla comunicazione, ma anche docenti "disciplinari".

Quindi, una maggiore partecipazione di tutta la comunità educante e non solo degli insegnanti per il sostegno
Direttiva sui BES del 27 Dicembre 2012

La C.M. n° 8 del 6/3/2013


La Nota dell'Ufficio Scolastico Regionale della Puglia prot. n. 4154 del 18/06/2013 - Strumenti di intervento per alunni con Bisogni Educativi Speciali e proposte per l’attuazione a livello di singola Istituzione scolastica della Direttiva MIUR del 27.12.2012 e della Circolare MIUR – D.G. Studente prot. n. 561 del 6.03.2013

Incontro al Ministero tra OO. SS. e Dott.ssa BODA

Si è tenuto l'incontro, richiesto da tempo dalle OO.SS. all´amministrazione relativo all´attuazione della direttiva del 27 dicembre 2012 a firma Profumo, sui Bisogni educativi speciali e l´organizzazione territoriale per l´inclusione scolastica. Per l´amministrazione era presente la Dott.ssa Boda.

Su richiesta unanime delle OO.SS. la Direttrice generale si è impegnata, entro domani, ad emanare una nota per precisare che la realizzazione degli interventi a favore degli alunni in questione necessita di tempo, anche per l’opportuno reperimento delle risorse necessarie, per cui si dovranno attuare interventi nella direzione di applicare la Legge (n. 170/10) con la gradualità determinata dalle specifiche situazioni.
In particolare lo SNALS CONFSAL, ha richiesto quanto sopra, preoccupato delle prevedibili aspettative delle famiglie interessate, che potrebbero creare conflittualità nella scuola.
Seguiranno altre riunioni per analizzare al meglio la problematica nel suo insieme.

Le OO.SS. hanno espresso le seguenti considerazioni critiche:

La circolare n. 8 del marzo 2013 appare oggettivamente impraticabile perché al suo interno sono presenti forzature rispetto alla direttiva di dicembre 2012.
Si richiama l´applicazione dell´organico funzionale di istituto o di reti di scuola senza che esso sia stato applicato dal MIUR, che anzi continua a calcolare gli organici senza discostarsi dagli effetti negativi determinati dalla riforma Gelmini
Nella stessa circolare mancano chiari indicatori che consentano alle scuole e ai docenti di identificare la presenza di bisogni educativi speciali soprattutto laddove si parla genericamente di difficoltà economico-sociali o di contesto. Non appare plausibile scaricare sui docenti e sui consigli di classe la responsabilità di definire percorsi BES per situazioni soggettive che possono essere trattate con disparità di trattamento sul territorio nazionale o addirittura tra scuola e scuola. Ciò crea per i docenti profondo disagio essendo delegate loro competenze che appaiono troppo discrezionali. Qualsiasi decisione in merito, senza l´opportuno apporto dei servizi sociali o socio-sanitari, può determinare critiche da parte delle famiglie interessate.
Mancano i necessari riferimenti alla scuola dell´infanzia  (l´amministrazione l´avrebbe dimenticata perché non facente parte del percorso della scuola dell´obbligo).
Non si comprende per quale motivo gli allievi immigrati siano collocabili di fatto all´interno dei BES. Nella stragrande maggioranza hanno solo bisogno di essere sostenuti nell´insegnamento della lingua italiana. Ciò appare ancora più incongruo nei casi diffusissimi di carenza dei mediatori culturali e dei servizi degli enti locali.
Si esprime grande preoccupazione circa l´aumento esponenziale di burocrazia indotta dall´applicazione dei piani individualizzati o personalizzati. Si pensi alle scartoffie da compilare per ogni allievo all´interno dei BES a fronte di classi numerose e con la presenza già di allievi disabili certificati.
L´aumento dei carichi di lavoro, l´attribuzione di responsabilità improprie, il necessario moltiplicarsi di riunioni ecc. non è sostenuto al momento da alcuna risorsa aggiuntiva.
Mancano certezze e fondi per la formazione sui BES.
Appare farraginosa l´organizzazione dei gruppi e comitati nelle scuole e nel territorio che rischia di moltiplicare i centri decisionali e di creare ulteriore confusione e aumento inutile di riunioni, ecc, con la creazione di nuove figure di riferimento.
Le OO.SS. hanno esplicitamente invitato l´amministrazione a provvedere con urgenza a modificare i termini prescrittivi presenti nella circolare n. 8 di marzo 2013. Se ciò  non accade è logico immaginare che su tutta la questione dei BES si crei una giusta resistenza e opposizione da parte dei docenti nelle scuole vanificando lo spirito della direttiva. Servono inoltre certezze sulla questione degli organici. I BES non possono e devono nascondere tentativi di riduzione degli organici di sostegno (l´amministrazione ha in più occasioni ribadito che ciò non accadrà essendo presente addirittura un aumento di circa 7000 cattedre di sostegno in più rispetto all'anno scolastico precedente).

In seguito alla riunione svoltasi al MIUR, il 26 giugno scorso, in relazione agli alunni con bisogni educativi speciali e D.S.A., l’Amministrazione ha emanato la nota Prot. 1551/2013 del 27 giugno 2013 avente per oggetto: “Piano Annuale per l’Inclusività – Direttiva 27 dicembre 2012 e C.M.
n. 8/2013”, che le OO.SS. avevano richiesto unanimemente.  
Cosa dice la nota:
"Come noto, la C.M. n. 8 del 6 marzo 2013 prevede che il Gruppo di lavoro per l’inclusione di ciascuna istituzione scolastica elabori una proposta di Piano Annuale per l’Inclusività riferito a tutti gli alunni con BES, da redigere al termine di ogni anno scolastico. A tale scopo, il Gruppo procederà ad un’analisi delle criticità e dei punti di forza degli interventi di inclusione scolastica operati nell’anno appena trascorso […].
La nota del 27/06/2013, Prot. 0001551/2013, ribadisce - come chiarito nel corso della Conferenza di Servizio tenutasi a Montecatini dal 7 al 9 giugno scorsi - che scopo del Piano annuale per l’Inclusività (P.A.I.) è fornire un elemento di riflessione nella predisposizione del POF, di cui il P.A.I. è parte integrante. Il P.A.I., infatti, non va inteso come un ulteriore adempimento burocratico, bensì come uno strumento che possa contribuire ad accrescere la consapevolezza dell’intera comunità educante sulla centralità e la trasversalità dei processi inclusivi in relazione alla qualità dei “risultati” educativi, per creare un contesto educante dove realizzare concretamente la scuola “per tutti e per ciascuno”. Esso è prima  di tutto un atto interno della scuola autonoma, finalizzato all’auto-conoscenza e alla pianificazione, da sviluppare in un processo responsabile e attivo di crescita e partecipazione.
In questa ottica di sviluppo e monitoraggio delle capacità inclusive della scuola – nel rispetto delle prerogative dell’autonomia scolastica - il P.A.I. non va dunque interpretato come un “piano formativo per gli alunni con bisogni educativi speciali”, ad integrazione del P.O.F. (in questo caso più che di un “piano per l’inclusione” si tratterebbe di un “piano per gli inclusi”). Il P.A.I. non è quindi un “documento” per chi ha bisogni educativi speciali, ma è lo strumento per una progettazione della propria offerta formativa in senso inclusivo, è lo sfondo ed il fondamento sul quale sviluppare una didattica attenta ai bisogni di ciascuno nel realizzare gli obiettivi comuni, le linee guida per un concreto impegno programmatico per l’inclusione, basato su una attenta lettura del grado di inclusività della scuola e su obiettivi di miglioramento, da perseguire nel senso della trasversalità delle prassi di inclusione negli ambiti dell’insegnamento curricolare, della gestione delle classi, dell’organizzazione dei tempi e degli spazi scolastici, delle relazioni tra docenti, alunni e famiglie.
Tali complessi e delicati passaggi – proprio affinché l’elaborazione del P.A.I. non si risolva in un processo compilativo, di natura meramente burocratica anziché pedagogica – richiedono un percorso partecipato e condiviso da parte di tutte le componenti della comunità educante, facilitando processi di riflessione e approfondimento, dando modo e tempo per approfondire i temi delle didattiche inclusive, della gestione della classe, dei percorsi individualizzati, nella prospettiva di un miglioramento della qualità dell’integrazione scolastica, il cui modello – è bene ricordarlo – è assunto a punto di riferimento per le politiche inclusive in Europa e non solo.
In tal senso occorrerà - sia a livello di Amministrazione centrale che periferica – proseguire nel percorso di accompagnamento già avviato, teso a promuovere specifiche azioni di formazione, informazione e supporto per aiutare le istituzioni scolastiche a cimentarsi in questa nuova sfida, valorizzando le esperienze delle scuole che già adesso hanno saputo organizzarsi rispettando le scadenze indicate nella CM 8/13, affinché il P.A.I. possa entrare, in modo regolare, convinto ed efficace nella prassi organizzativa delle nostre scuole come strumento per promuovere la vera inclusione.
A tal fine, per questa prima fase di attuazione, tenuto conto del sovrapporsi di vari adempimenti collegati con la chiusura del corrente anno scolastico, ciascun Ufficio Scolastico Regionale, nell’ambito della propria discrezionalità e sulla scorta delle esigenze emergenti nel proprio territorio di competenza, definirà tempi e modi per la restituzione dei P.A.I. da parte delle Istituzioni scolastiche, tenuto conto che, per le caratteristiche di complessità introdotte dalla Direttiva del 27 dicembre 2012, il prossimo anno scolastico dovrà essere utilizzato per sperimentare e monitorare procedure, metodologie e pratiche anche organizzative.
Resta fermo che il P.A.I. non sostituisce le richieste di organico di sostegno delle scuole, che dovranno avvenire secondo le modalità definite da ciascun Ambito Territoriale.
È inoltre intenzione della scrivente procedere a una raccolta delle migliori pratiche in ordine alla definizione dei Piani in parola. A tal fine si richiede la collaborazione  delle SS.LL. affinché censiscano le proposte di P.A.I. realizzate nel loro territorio e trasmettendo copia delle rilevazioni, unitamente ad una selezione delle buone pratiche, alla Direzione Generale per lo Studente, agli indirizzi: Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo. e Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.. Tale raccolta costituirà uno strumento utile di riflessione e condivisione per le singole realtà scolastiche.
Confidando nella sensibilità e nell’attenzione degli uffici dell’Amministrazione, si resta a disposizione per qualunque ulteriore chiarimento e si ringrazia per la consueta fattiva collaborazione".

Firmato: Lucrezia Stellacci

Compensi per ore eccedenti
Anni di riferimento: 2010/2011 - 2011/2012 - 2012/2013 - 2013/2014

Le ore eccedenti l’orario di cattedra sono prestate per la sostituzione di colleghi assenti.
Le ore eccedenti l’orario di cattedra, poiché ore di straordinario, non possono essere imposte.
Le ore eccedenti non possono essere pagate in forma forfetaria.

Pertanto, dal 01 settembre 2010 il costo Lordo Dipendente per ogni ora eccedente è il seguente

  • Infanzia = € 17,89/ora - lordo dipendente pari ad 1/90° stipendio iniziale fascia 0/8;

  • primaria = € 18,51/ora - lordo dipendente pari ad 1/87° stipendio iniziale fascia 0/8;

  • I grado e laureati II grado = € 26,89/ora - lordo dipendente pari ad 1/65° stipendio iniziale fascia 0/8.

  • IIgrado diplomati = 24,78/ora - lordo dipendente pari ad 1/65° stipendio iniziale fascia 0/8.


I suddetti importi erano anche in vigore dal 01/01/2009.
Sulle ore eccedenti non si applica l’indennità di vacanza contrattuale.
L’indennità di vacanza contrattuale non deve essere applicata in virtù dell’art. 19, comma 17 della circolare n. 12 del 15/04/2011 emanata dal MEF sul trattamento economico dei dipendenti pubblici, sull’applicazione dell’art. 9 del D. L.  n.78 del 31/05/2010 convertito in Legge n. 122 del 30/07/2010. Tale indennità non va computata ai fini della determinazione delle tariffe orarie del compenso per lavoro straordinario, trattandosi di componente retributiva distinta ed autonoma rispetto allo stipendio tabellare e, come tale, non conglobabile nello stesso.

Se per ipotesi, la scuola liquida tali ore contemplando l’indennità di vacanza contrattuale, da luglio 2010 i compensi risulterebbero i seguenti:

  • Infanzia = € 18,03/ora - lordo dipendente pari ad 1/90° stipendio iniziale fascia 0/8;

  • primaria = € 18,65/ora - lordo dipendente pari ad 1/87° stipendio iniziale fascia 0/8;

  • I grado e laureati II grado = € 27,09/ora - lordo dipendente pari ad 1/65° stipendio iniziale fascia 0/8.

  • II grado diplomati = 24,96/ora - lordo dipendente pari ad 1/65° stipendio iniziale fascia 0/8.


Dal 01/01/2011 le ore eccedenti vengono liquidate da parte della Scuola attraverso la modalità del Cedolino Unico.

Ecco l’importo che dovreste trovare sul cedolino una volta che le ore eccedenti verranno liquidate correttamente da parte della scuola.
L'esempio riguarda la Scuola Secondaria di I grado, ma è facile seguendo la formula ricavare il dato per gi altri ordini di scuola (per avere il lordo Stato del compenso di 1 ora occorre moltiplicare l'importo per 1,3270.
Su tali importi non sono previste trattenute per l’IRPEF Regionale e per l’IRPEF Comunale.

 

SCUOLA SECONDARIA I GRADO
Costo di una singola ora eccedente se aliquota IRPEF 27%

Lordo Stato

Lordo Dipendente

INPDAP 8,80%

Fondo Credito 0,35%

Aliquota IRPEF
27%

Netto sul cedolino

€ 35,69

€ 26,89
(35,68 : 1,3270)

€ 2,37

€ 0,09

di € 24,43
= € 6,60

€ 17,84

Formula: € 35,69 :100 X 1,3270 = € 26,89 -2,36 = 24,52 - 0,09 = 24,43 - 6,60 = € 17,84

SCUOLA SECONDARIA I GRADO
Costo di una singola ora eccedente se aliquota IRPEF 38%

Lordo Stato

Lordo Dipendente

INPDAP 8,80%

Fondo Credito 0,35%

Aliquota IRPEF
38%

Netto sul cedolino

€ 35,69

€ 26,89
(35,68 : 1,3270)

€ 2,37

€ 0,09

di
€ 24,43
= 9,28

€ 15,15

Formula: € 35,69 :100 X 1,3270 = € 26,89 -2,36 = 24,52 - 0,09 = 24,43 - 9,28 = € 15,17

Il PAI (Piano Annuale per l'inclusività)


Il PAI è da considerarsi essenzialmente uno strumento per la progettazione dell’offerta formativa in chiave inclusiva; pertanto esso svolge una funzione fondamentale per tutte le componenti della comunità scolastica e funge da atto di indirizzo per l’insieme delle politiche e delle azioni intraprese dalla scuola.
Come previsto dalla Circolare Ministeriale n° 8 prot. 561 del MIUR “Indicazioni operative sulla Direttiva Ministeriale 27 dicembre 2012 – Strumenti d’intervento per alunni con bisogni educativi speciali e organizzazione territoriale per l’inclusione scolastica”, cui si rimanda per i necessari approfondimenti, ogni scuola è chiamata ad “elaborare una proposta di Piano Annuale per l’Inclusività riferito a tutti gli alunni con
BES”, da redigere al termine di ogni anno scolastico (entro il mese di giugno).
Il
PAI dovrà essere inviato all'USR della Puglia per consentire allo Stesso di acquisire alcuni dati utili alla definizione di un piano regionale di intervento.
Tale compilazione non sostituisce le richieste di organico di sostegno delle scuole, che dovranno essere comunicate secondo le modalità definite a livello territoriale.
La nota successiva del 27 giugno 2013 afferma, infatti, che il P.A.I. non sostituisce le richieste di organico di sostegno delle scuole e che il PAI è un documento che in sostanza avrebbe solo uno scopo generico e di principio.

PEI (Piano Educativo Individualizzato): 

Piano educativo individualizzato, documento nel quale vengono descritti gli interventi integrati ed equilibrati tra di loro, predisposti per l’alunno in situazione di handicap, in un determinato periodo di tempo, ai fini della realizzazione del diritto all’educazione e all’istruzione, di cui ai primi quattro commi dell’art. 12 della legge n. 104 del 1992.

Piano Didattico Personalizzato per alunni con DSA (Disturbi specifici dell'Apprendimento): 

E' compilato dal Consiglio di Classe, acquisita la diagnosi specialistica di DSA. Deve essere preceduto da una fase preparatoria d’incontro e di dialogo tra docenti, famiglia e quando possibile specialisti (tecnici): ognuno con le proprie competenze permette la creazione di una rete collaborativa.  In linea di massima è previsto un incontro preliminare di presentazione tra coordinatore di classe, famiglia dello studente, dirigente scolastico e/o referente DSA. In questo primo incontro si raccolgono le informazioni sia dalla diagnosi che dalla famiglia e sarebbe consigliabile la verbalizzazione da parte del coordinatore. Successivamente (Consiglio di classe di ottobre) i docenti si accordano per la predisposizione del pdp e la compilazione della modulistica per le proprie materie. In questo periodo di tempo i docenti hanno modo di osservare le specifiche difficoltà dello studente, i suoi punti di forza, le sue strategie metodologiche, le sue caratteristiche comportamentali, etc. Infine ( Consiglio di classe di novembre) si riuniscono docenti, genitori dello studente e se possibile il tecnico che ha redatto la diagnosi per la stesura finale del documento e sottoscrizione dello stesso.

Piano Didattico Personalizzato (PDP)  PER  LE  NUOVE CATEGORIE  DI  BISOGNI  EDUCATIVI  SPECIALI

Per alunni con disturbi specifici non esplicitati nella legge 170/10, ma richiamati dalla circolare 8/13 ( deficit da disturbo dell’attenzione, iperattività, funzionamento cognitivo limite……anche non certificati)

Un portale per implementare la cultura della presa in carico sociale delle persone con bisogni educativi speciali:www.dsapuglia.it

un'area tematica appositamente creata dal MIUR sul proprio portale:http://hubmiur.pubblica.istruzione.it/web/istruzione/dsa

la nostra proposta di PAI (Piano Annuale per l'inclusività) rielaborato su quello proposto dall'USR - Puglia con nota prot. n. 4134 del 18/06/2013

  vai al modello

 

L’index per l’inclusione - Progetto Quadis: www.quadis.it

Alle scuole per le ore eccedenti è assegnato, ANNUALMENTE, un budget virtuale che non incasseranno, ma sarà gestito dalle stesse attraverso le funzioni del cedolino unico. Il suddetto budget non viene incrementato in base alle necessità né viene rimpinguato utilizzando risparmi provenienti dal Fondo di Istituto.
Il budget viene calcolato nel seguente modo:
Scuole dell’Infanzia e primaria - posti organico di diritto     ___ X valore stabilito   dalla Contrattazione integrativa nazionale annuale  
Scuola Secondaria di I grado –    posti organico di diritto   ___ X valore stabilito   dalla Contrattazione integrativa nazionale annuale
Scuola Secondaria di II grado -  posti organico di diritto    ___ X  valore stabilito   dalla Contrattazione integrativa nazionale annuale  

Ora vediamo un’ipotesi di utilizzo di tale importo

1. budget equamente utilizzato nei tre ordini di scuola
2. Budget equamente utilizzato tra scuola Primaria e Scuola Secondaria di I grado
3. Budget utilizzato solo per la Scuola Secondaria di I grado.

Se il totale dell’importo lo dividiamo per il compenso di n. 1 ora eccedente otteniamo il numero totale della banca oraria di ore eccedenti:
ipotesi se la somma degli importi è pari ad € 1.676,37 lordo dipendente il costo di un'ora eccedente da liquidare al docente è pari ad €  26,89 lordo dipendente, si ha  € 1.676,37 :  26,89 = 62 ore circa sono la banca delle ore disponibili.
In sostanza non si possono assegnare più di 62 ore circa.
E' compito della RSU vigilare che nell’anno scolastico di riferimento nella propria scuola non si assegnino più ore di quelle che si possono liquidare col budget a disposizione.
Il Dirigente Scolastico è tenuto a dare l'informativa successiva
dell'utilizzo del budget e degli eventuali risparmi.
Il  Dirigente Scolastico è tenuto a dare l'informativa preventiva
sugli avanzi di amministrazione all'avvio dei lavori annuali di contrattazione d'istituto.

E' stato riscontrato, infatti, sia a livello regionale, sia nazionale nell’ambito di verifiche effettuate,  che molti dirigenti scolastici ricorrono all’istituto delle ore eccedenti per la sostituzione di colleghi assenti oltre l’ammontare dello specifico budget assegnato a partire dal 01 settembre 2010.

È, inoltre, emersa la consuetudine, di taluni Dirigenti

  • di disporre l’assegnazione di ore eccedenti anche quando è stato messo a conoscenza che il docente assente ha dato comunicazione dell’assenza con largo anticipo: ad es. un giorno prima, con l'opportunità di procedere alla nomina di un supplente;

  • di disporre l’assegnazione di ore eccedenti per più ore nell'arco di una stessa giornata pur di non nominare un supplente;

  • di disporre l'utilizzo del docente di sostegno per supplenze alle prime ore per mancanza di budget perche esauritosi precedentemente;

  • di non nominare un supplente se le ore prestate dal docente assente nella giornata sono 3 o 2.  

  • di dividere gli alunni della classe in cui risulta assente un docente, in altre classi con tutti i rischi e i pericoli che ne potrebbero derivare;

 

  • Si ha notizia, inoltre, di illeciti prelievi del Fondo di Istituto per far fronte alle spese per eventuali ore di supplenza oltre l’orario obbligatorio.  Si rammenta che il FIS è destinato all’ampliamento dell’offerta formativa e non a coprire le inefficienze organizzative dell’Amministrazione.


Alla luce di quanto su esposto e per evitare il perdurare di queste prassi si richiamano le sotto elencate disposizioni riguardanti la materia in oggetto:

  • art. 5 dell’intesa siglata in data 18 maggio 2010 tra il M. I. U. R. e le Organizzazioni sindacali ai fini della ripartizione delle risorse di cui agli artt. 33, 62, 87 del CCNL 2006/2009 per l’anno scolastico 2010/2011 che stabilisce i criteri per il calcolo del budget a. s. 2010/2011;

  • art. 5 dell’intesa siglata in data 31 maggio 2011 tra il M. I. U. R. e le Organizzazioni sindacali ai fini della ripartizione delle risorse di cui agli artt. 33, 62, 87 del CCNL 2006/2009 per l’anno scolastico 2011/2012 che stabilisce i criteri per il calcolo del budget a. s. 2011/2012;

  • lettera D) dell’intesa siglata in data 30 gennaio 2013 tra il M. I. U. R. e le Organizzazioni sindacali ai fini della ripartizione delle risorse di cui agli artt. 33, 62, 87 del CCNL 2006/2009 per l’anno scolastico 2012/2013 che stabilisce i criteri per il calcolo del budget a. s. 2012/2013;

  • nota del M. I. U. R. – Dipartimento per l’Istruzione – Direzione Generale per il personale scolastico - prot. n. AOOGGPER 14991 del 6 ottobre 2009 che all’ultimo capoverso stabiliva che: “… … … in tutti i casi in cui le suddette soluzioni normative non si rivelano idonee a sopperire alla sostituzione dei docenti assenti, al fine primario di non incorrere in una sospensione della didattica nei riguardi degli allievi interessati, i dirigenti scolastici possono provvedere, per periodi di assenza anche inferiori a 15 giorni, alla nomina di personale supplente temporaneo.”;

  • nota del M. I. U. R. - Dipartimento per l’Istruzione – Direzione Generale per il personale scolastico - prot. n. AOOGGPER 9839 del 8 novembre 2010, che richiama ed amplia le disposizioni della precedente nota del 6 ottobre 2009 ed inoltre al terzo capoverso sancisce che: “Ciò premesso, si ricorda che l’istituto delle ore eccedenti, considerato l’ammontare limitato delle risorse disponibili, annualmente definito e di celere esaurimento, ha natura emergenziale ed ha come finalità lo specifico obiettivo di consentire la sostituzione immediata e limitata nel tempo del docente assente, in attesa della nomina del supplente temporaneo avente diritto.”  Sempre la suddetta nota segnala che la spesa per la sostituzione del personale assente non può essere coperta con le risorse del FIS, visti i vincoli specifici di destinazione previsti dal contratto stesso nell'utilizzo di tali risorse. Sempre la suddetta nota richiama l'attenzione sull'opportunità di non ricorrere alla sostituzione dei docenti assenti con personale in servizio su posti di sostegno, salvo casi eccezionali non altrimenti risolvibili.


Cosa va evitato e rifiutato in modo categorico:


Le disfunzioni e le carenze organizzative determinate dal taglio degli organici, dalla ridistribuzione delle ore di cattedra e dall’azzeramento di tutte le ore a disposizione, eliminando così ogni pur minimo spazio di flessibilità, sono un problema che deve risolvere l’amministrazione con ulteriori risorse umane (supplenti da nominare all'occorrenza) ed economiche e non devono ricadere sul personale della scuola (dirigenti, docenti ed ATA) costringendoli a fare i salti mortali ogni giorno o, peggio, ogni ora.

Pur avendo già ampiamente trattato il problema dell'utilizzo illegittimo del docente di sostegno in supplenze nella sezione speciale sostegno
occorre soffermarsi per chiarire il concetto dell'ultimo capoverso del paragrafo precedente. "Casi eccezionali", ma questi debbono essere pure "non altrimenti risolvibili" significa che non solo debbono mancare altri docenti tenuti al recupero di ore o tenuti al completamento di cattedra o disponibili a svolgere sino ad un massimo di sei ore in più di servizio di lezioni; ma deve trattarsi di una circostanza del tutto irrisolvibile.
La scuola non può permettersi di vivere in costante emergenza. L'assenza di un docente non è imprevedibile ma prevedibile e in quanto tale la scuola deve dotarsi di idonee strategie non lesive dell'altrui dignità per far fronte al  problema quasi giornaliero delle assenze.
La nota MIUR prot. n. 14991 del 6/10/2009, ha precisato: "Al fine primario di non incorrere in una sospensione della didattica nei riguardi degli allievi interessati, i dirigenti scolastici possono provvedere, per periodi di assenza anche inferiore a 15 giorni, alla nomina di personale supplente temporaneo".
E' da considerare poi impraticabile, nel rispetto del CCNL dei docenti e del diritto allo studio degli studenti, la soluzione organizzativa, nel caso di assenze brevi del personale docente, distribuire gli alunni nelle vari classi; ciò non solo non è previsto da alcuna norma, ma costituisce di fatto, rischi per la sicurezza.
La contemporaneità del docente di sostegno, è configurata nel quadro della programmazione dell'azione educativa; mentre, come chiaramente indicato nella nota MIUR prot. n. 9839 dell'8 novembre 2010, si può provvedere alla sostituzione del personale docente assente temporaneamente, con personale della scuola in soprannumero o con ore a disposizione o di contemporaneità non programmata in applicazione di quanto previsto dall'art. 28, commi 5 e 6 del CCNL ed, in subordine, mediante l'attribuzione di ore eccedenti a personale in servizio e disponibile nella scuola fino ad un massimo di 6 ore settimanali oltre l'orario d'obbligo.
Considerare emergenza irrisolvibile il caso del docente che segnala la propria assenza all'inizio della sua ora di lezione e limitatamente a quell'ora,  è sbagliato e di per sè forviante. Infatti in una scuola che si rispetti il docente comunica l'assenza con largo anticipo, e lo deve fare non all'inizio della sua ora di lezione, ma all'inizio del servizio scolastico, insomma, quando apre la scuola e sono operativi gli uffici di segreteria, questo perchè l'orario del servizio scolastico deve essere compatbile con l'inizio delle lezioni e viceversa.

Un docente segnala la propria assenza all'inizio della sua ora di lezione e limitatamente a quell'ora è un fatto eccezionale, non altrimenti risolvibile? Non pare se si utilizza in modo oculato il budget delle ore eccedenti. Nominare sempre un supplente e subito anche. Riservare il budget delle ore eccedenti per la copertura della prima ora di servizio del docente assente, in attesa dell'arrivo del supplente.  Questo dice la C. M. prot. n. AOOGGPER 9839 del 8 novembre 2010.

E' alquanto assodato che in base al D.M. 131/07 sulle supplenze, il Dirigente convoca i possibili supplenti presenti nelle graduatorie per e-mail o SMS sul cellulare e quindi nell'arco di un'ora l'aspirante a supplenza può intervenire ed assumere immediatamente l'incarico.

E’ fondamentale che la scuola proceda immediatamente alla “chiamata” del supplente appena avuta la comunicazione dell’assenza e aver verificato l’impossibilità di coprirla con il personale in servizio che si è reso disponibile per ore eccedenti.

Da “Linee guida per l’integrazione scolastica degli alunni con disabilità
1.3 La flessibilità

La flessibilità organizzativa e didattica prevista dall'autonomia funzionale delle istituzioni scolastiche consente di articolare l'attività di insegnamento secondo le più idonee modalità per il raggiungimento del successo formativo di tutti gli alunni, finalità ultima dell'intero servizio nazionale di istruzione, fermo restando il rispetto dei principi inerenti la normativa di legge. Così, per esempio, l'insegnante per le attività di sostegno non può essere utilizzato per svolgere altro tipo di funzioni se non quelle strettamente connesse al progetto d'integrazione, qualora tale diverso utilizzo riduca anche in minima parte l’efficacia di detto progetto.
Le opportunità offerte dalla flessibilità organizzativa per il raggiungimento del diritto allo studio degli alunni con disabilità sono molteplici.

Di seguito offriamo agli iscritti due Atti formali di Rimostranza, ai sensi dell’art. 17 del DPR 10/01/1957 n. 3, e una richiesta di ordine di servizio da consegnare al Dirigente Scolastico  nel caso in cui:

  • il docente di sostegno dovesse ricevere l'ordine a svolgere una supplenza per la copertura di un collega assente;

  • si dovesse ricevere una disposizione dal dirigente in cui si chiede di accogliere nella propria classe gruppi di alunni di classi prive di docenti. formale atto di rimostranza ai sensi dell’art. 17 del DPR 10/01/1957 n. 3.

 

Gli Atti di Rimostranza servono per  far passare un principio legittimo: la chiamata del supplente anche per assenze di un solo giorno e sin dal primo giorno di assenza del titolare sia nella Scuola dell'Infanzia, sia nella Scuola Primaria, sia nella Scuola Secondaria di I e di II grado.  

La spesa per la sostituzione del personale assente non può essere coperta con le risorse del FIS, visti i vincoli specifici di destinazione previsti dal contratto stesso nell'utilizzo di tali risorse”.

Se un qualsiasi dirigente operasse un utilizzo improprio del FIS per coprire l’assegnazione di ore eccedenti per la sostituzione di colleghi assenti, oltre l’ammontare dello specifico budget assegnato annualmente, commetterebbe un illecito.

Infatti, a seguito dell’introduzione del Cedolino Unico (legge n. 191/2009, art. 2, comma 197) non è possibile stornare finanziamenti destinati alle ore eccedenti in sostituzione di docenti assenti a favore del FIS (Fondo di Istituto) e viceversa, poiché la rispettiva utilizzazione delle risorse è correlata alle sole attività per cui sono state assegnate alla istituzione scolastica. I suddetti finanziamenti, infatti, fanno parte di piani gestionali differenti, non fungibili reciprocamente.

Nell’ipotesi in cui la liquidazione delle ore eccedenti svolte in sostituzione di colleghi assenti avvenisse con fondi FIS, il cedolino unico farebbe riferimento alla voce FIS e non alla voce ore eccedenti come di norma avviene se si utilizza correttamente il relativo budget.
I docenti, a questo punto, avrebbero il diritto di esigere il pagamento delle ore eccedenti svolte in sostituzione di colleghi assenti, che non compaiono nel cedolino unico, in quanto, da nessuna parte risulterebbe scritto che la liquidazione è avvenuta con i soldi del FIS. Questo perché i bilanci delle scuole e il MOF (FIS -  F. S. – I. S. – O. E. – O. E. Pratica Sportiva) sono soggetti al controllo dei Revisori dei Conti.
Un docente che accettasse il pagamento di ore eccedenti svolte in sostituzione di colleghi assenti con soldi riferiti al FIS diventerebbe corresponsabile dell'illecito operato dal dirigente.  

 

Ai dirigenti poniamo tre domande:

  • Come fronteggerebbe la scuola una stessa esigenza di copertura dei docenti assenti, in mancanza di docenti che danno la disponibilità per le ore eccedenti?

 

  • Come fronteggerebbe la scuola una stessa esigenza di copertura dei docenti assenti, in mancanza di disabili e di docenti di sostegno?

 

  • Come fronteggerebbe la scuola una stessa esigenza di copertura dei docenti assenti, in mancanza di un budget di ore eccedenti?